Un altro terremoto. Un’altra tragedia. E come ogni volta tante cose vengono dette, raccontate, mostrate in televisione e su internet.

A cura di Eugenio Auciello, Phd

Dipartimento DISPUTer, sezione Geologia

Università "G. d'Annunzio" Chieti Pescara

 

Cosa effettivamente possiamo dire su questa ennesima calamità sismica che ha colpito il nostro Appennino?

Analizziamone insieme gli aspetti più importanti senza scendere nei dettagli e in inutili tecnicismi: cerchiamo di focalizzare e comprendere gli elementi salienti per avere un quadro di sintesi chiaro ed accessibile a tutti.

Come dimostrano i terremoti che nel passato hanno distrutto ampie aree delle nostre montagne, gran parte della dorsale appenninica e, quindi, l’area interessata dal terremoto, è caratterizzata da una altissima pericolosità sismica. Qui, infatti, si concentrano molte faglie attive.

Cos’è una faglia?

È una struttura geologica che separa fisicamente due settori della crosta terrestre che, sottoposti agli enormi e costanti sforzi tettonici, si muovono l’uno rispetto all’altro attraverso improvvisi “scatti” che, propagandosi alle rocce circostanti a velocità altissime, originano quelle oscillazioni che percepiamo come terremoto. Tralasciando le varie definizioni, in generale una faglia è definita attiva quando questi movimenti si sono verificati più volte nelle ultime decine di migliaia di anni. Queste rotture possono coinvolgere parte o tutta la faglia e l’energia sprigionata è direttamente legata a ciò: più è grande la faglia o porzione di essa che si muove (o “rompe”), più è forte il terremoto.

 

Ma quanto è stato forte questo terremoto?

La scossa del 24 Agosto scorso ha avuto una magnitudo momento uguale o poco superiore a 6.0. Questo vuol dire che si è trattato di un terremoto classificabile, su scala globale, come moderato (Hagiwara, 1965) o tra moderato e forte (NEIC). Mediamente si verificano all’anno circa 100 terremoti con questa magnitudo in tutto il mondo, quindi con relativa frequenza. Considerando invece il solo territorio italiano, la frequenza scende drasticamente, attestandosi su qualche evento spalmato su alcuni decenni. Per avere qualche riferimento di massima rispetto a sismi recenti, questo terremoto ha sprigionato poco meno dell’energia del terremoto dell’Aquila (2009), all’incirca la stessa di quella del terremoto dell’Emilia (2012), circa tre volte quella dei terremoti di San Giuliano di Puglia (2002) e più di trenta volte quella del terremoto di Piedimonte Matese del 2013.

 Terremoto Amatrice cause effetti e prevenzione

Cosa si può dire sulle migliaia di scosse registrate finora?

Senza scendere nei dettagli statistici che possono essere visionati sul sito dell’INGV (https://ingvterremoti.wordpress.com/, www.ingv.it ), si può dire che è abbastanza normale che si verifichino così tante scosse a seguito di un terremoto di questa magnitudo. Anche l’evoluzione della sequenza in termini di magnitudo e frequenza è finora piuttosto tipica. Inoltre, la tipologia di rilascio energetico osservata è detta “main shock-aftershocks”, cioè un evento principale non preceduto da eventi minori e seguito da numerose repliche. Questa è senza dubbio una differenza importante rispetto ad altri terremoti come quello dell’Aquila del 2009 ma non costituisce una eccezione: è solo una delle possibili modalità. Tuttavia l’assenza di scosse precedenti significative (foreshocks) ha fatto si che popolazione fosse completamente impreparata: scosse precedenti avrebbero probabilmente spinto molti a dormire fuori casa, con un drastica diminuzione delle vittime.

Quale è la faglia responsabile del terremoto di Amatrice ?

Come detto prima, un terremoto è originato dal movimento delle rocce lungo una discontinuità chiamata faglia. Contemporaneamente e successivamente all’analisi dei dati sismologici, che ci dicono dove e come è avvenuto il terremoto, vengono avviate una serie di indagini multidisciplinari sia sul campo, sia avvalendosi di strumentazioni geodetiche (GPS, interferometria da satellite): queste indagini ci dicono dove e come si è deformato il suolo. Analizzare questa deformazione ci aiuta a comprendere qual è la faglia responsabile del terremoto e se è una faglia già nota. I dati disponibili oggi indicano abbastanza chiaramente che il terremoto di Amatrice è stato originato da una rottura su due faglie sintetiche prossime (cioè geometricamente simili): esse sono la faglia del M. Vettore e la faglia del M. Gorzano/Laga. Esse sono faglie attive molto note e studiate da tempo. Si tratta di faglie normali, termine che indica un movimento di abbassamento e sollevamento relativo tra i blocchi di roccia che, nel complesso, da luogo a distensione orizzontale. Il rilevamenti geologici condotti da diversi gruppi di lavoro (tra cui INGV e DISPUTer di Chieti) hanno evidenziato, lungo queste faglie, delle fratture al suolo che possono essere interpretate come fagliazione cosismica superficiale, cioè delle fratture in superficie che sono fisicamente connesse alla rottura del terremoto. Studiare questa fenomenologia di rottura in superficie è molto importante perché aiuta a comprendere meglio come è fatta la faglia.

Terremoto Amatrice 03

Ma che movimenti del suolo ci sono stati? E di che entità?

L’analisi dei dati sismologici ha permesso di effettuare una prima ricostruzione della faglia in profondità e di capire come è avvenuta la rottura del terremoto, quantificandone i movimenti. I dati indicano spostamenti concentrati attorno a due massimi, uno nell’area di Accumoli e l’altro poco ad E/SE di Norcia: questi picchi di spostamento sono stati dell’ordine di 1 metro. Normalmente, per questo tipo di faglie, a questi spostamenti in profondità ne corrispondono di minori in superficie. Infatti, le rotture osservate lungo le faglie mostrano degli spostamenti inferiori ai 30 centimetri. Inoltre le analisi dei dati da satellite evidenziano che il suolo ha subìto un abbassamento di 10-20 cm in una zona allungata parallelamente alla direzione delle faglie, con dei massimi distribuiti molto similmente a quelli in profondità. Sono queste deformazioni relativamente piccole che, dopo decine di migliaia di anni e centinaia di terremoti, porta alla creazione delle grandi valli intramontane e conche appenniniche.

Ad oggi, gli elementi essenziali da un punto di vista scientifico e di analisi del fenomeno naturale sono questi. Tuttavia è forse opportuno spendere delle righe in merito agli effetti disastrosi che ha avuto questo terremoto. Ed in merito alla previsione, di cui tanto, ancora una volta , si parla tra mille polemiche.

Diciamolo in maniera diretta. Gli edifici sono crollati principalmente per due cause: o erano vecchi o erano costruiti male. Non possono esserci altre ragionevoli cause per spiegare una tale devastazione ed un bilancio così drammatico a seguito di un terremoto di questa magnitudo. Sulla prima causa non c’è poi molto da fare. Siamo un paese antico con borghi e città antiche da sempre esposte ad una elevata pericolosità sismica: come pochissimi paesi al mondo. Cercare di adeguare al meglio le vecchie costruzioni e abbattere per poi ricostruire con criterio dove l’adeguamento non è possibile: questa può essere concettualmente una delle poche soluzioni possibili. Per quanto riguarda il mal costruito, non bisogna pensare che si tratti esclusivamente di abusi o lavori mal eseguiti da parte delle ditte. Molto spesso accade che le norme prevedano caratteristiche costruttive o degli interventi di adeguamento che in realtà non sono idonei o, peggio, aggravano la staticità. Molte delle ristrutturazioni dei nostri paesi montani a seguito dei terremoti degli anni ottanta sono state fatte così. Però sono in regola perché rispettano la normativa vigente all’epoca. Lascio tutte le considerazioni a chi si occupa di queste questioni ingegneristiche.

 

Terremoto Amatrice 02

 

Sulla previsione e gli allarmismi ci sarebbero pagine da scrivere. Ma solo poche righe sarebbero sufficienti se ognuno di noi fosse già solo cosciente che la previsione è prima di tutto una probabilità: se così non fosse dovremmo parlare di certezza. E certezza non se ne può avere quando si ha a che fare con i fenomeni naturali, notoriamente caotici. Ma la stragrande maggioranza delle persone si ostina a pensare (spesso aiutata in questo da una pessima qualità dell’informazione) che la previsione è l’unico strumento per annullare il rischio. Un esempio che faccio sempre è: andreste mai dal vostro medico chiedendogli in che giorno e a che ora avrete la bronchite? Senza considerare la ovvia impossibilità del medico di rispondervi, che beneficio trarreste da quella informazione? Non è più saggio e di buon senso cercare di riguardarci, non prender freddo e avere dei buoni anticorpi in modo da essere più robusti e preparati? Dobbiamo iniziare a cambiare l’approccio mentale rispetto a questi fenomeni e comprendere che, semmai un giorno lontano dovessimo riuscire nell’impresa, prevederli a breve termine non servirebbe poi a molto. Serve costruire e ristrutturare bene.

mappa pericolosita sismica

 

Infine, si parla dell’allarmismo suscitato da alcune dichiarazioni fatte da geologi e sismologi circa la possibilità di terremoti ancor più distruttivi. Al di là dei modi con cui vengono rilasciate queste dichiarazioni (discutibili o meno), il dato rimane e non è allarmismo. Il fatto che terremoti molto più grandi di quello di Amatrice si verificheranno nell’arco di decenni non è una ipotesi: è una certezza. E per quanto detto sopra, causeranno devastazioni di gran lunga peggiori. Sempre se, nel frattempo, non avremo deciso di “riguardarci, non prender freddo e avere dei buoni anticorpi”, adeguando finalmente il nostro patrimonio edilizio e infrastrutturale. Questo per convivere con un fenomeno che, per quanto possa sembrare terribile, è in realtà un elegante modo che ha la nostra Terra per ripristinare i suoi equilibri interni.

Sembrerà scontato ma troppo spesso lo dimentichiamo. Sono le case che uccidono, non i terremoti.

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